28/02/2018

UNA DONNA IN MOVIMENTO: intervista a Valeria Straneo

Argento Mondiale 2013 in Maratona ai Mondiali di Mosca, argento Europeo 2014 sempre in Maratona agli Europei di Zurigo, oro in Mezza Maratona 2013 ai Giochi del Mediterraneo del 2013. Valeria Straneo a 42 anni è ancora la maratoneta di punta della nostra atletica nazionale, atleta straordinaria, donna tenace, madre sempre presente, un esempio in gara e fuori. L’abbiamo intervistata facendoci raccontare da lei la sua vita di sportiva e di donna.


Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore le emozioni di quel meraviglioso argento Mondiale bissato, l’anno successivo, da quello Europeo. Franco Bragagna, giornalista RAI, commentando il tuo arrivo disse: “La vita comincia a 37 anni”. E’ stato così.



“Sì, è stato così. Ho sempre avuto uno splendido rapporto con la corsa, mi sono sempre allenata e ho sempre corso semplicemente perché è la cosa che mi piace fare di più. Tutto questo nonostante la mia patologia che mi ha accompagnata dalla nascita e che ha condizionato gran parte della mia vita sportiva e non. La sferocitosi ereditaria di cui soffro, è una patologia che, per farla semplice, rende i globuli rossi più fragili portando all’anemia. Puoi immaginare come una cosa del genere, che crea già gravi difficoltà nella quotidianità, abbia potuto condizionare la mia vita di atleta. C’erano delle giornate in cui il valore della mia emoglobina era talmente basso da avere difficoltà addirittura ad alzarmi dal letto e vestirmi, continuavo ad allenarmi ma era molto faticoso.”

Tutto questo è durato fino al 2010 quando l’intervento di asportazione della milza ha cambiato la tua vita, trasformandoti in una persona nuova. Come ricordi quel periodo?

“Prima dell’intervento ricordo un periodo di grande stanchezza, continuavo a fare quello che mi piaceva conciliandolo con la famiglia e il lavoro ma con tanta fatica. Poi la grande sorpresa. Il mio fisico reagiva in modo diverso, ci fu una trasformazione che non avrei mai immaginato e iniziò una fase ricca di soddisfazioni. Ecco, quello lo ricordo come un periodo ricco, pieno!
Fino a quel momento non sono mai stata consapevole dei miei mezzi, ammiravo da lontano le top runner mondiali e le consideravo irraggiungibili. Le gare le affrontavo con leggerezza, non dico con superficialità perché comunque cercavo di prepararle sempre al meglio, ma con la mentalità di chi non aveva nulla da perdere. Non avrei mai immaginato di poter raggiungere determinati risultati, in fondo io sono sempre stata una tapasciona e, ancora oggi, mi considero tale.”

La tua tenacia, la tua determinazione e soprattutto la tua umiltà ti hanno così portata a raggiungere traguardi Mondiali ed Europei, oltre a vittorie e primati Nazionali, che ti hanno consacrata come una delle migliori esponenti di questo sport. Tuttavia, come spesso accade, con la gloria arrivano anche le malelingue. Una su tutte, la più pesante, l’accusa di doping.”

“Da quando mi è stata asportata chirurgicamente la milza, non ho mai dovuto assumere alcun farmaco in quanto la mia situazione fisica si è finalmente normalizzata mentre prima dell’intervento, mi capitava di affrontare le giornate con valori di emoglobina molto bassi. Il paradosso è che le accuse di doping arrivarono proprio nel periodo in cui io avevo finalmente risolto i miei problemi di salute e i miei valori ematici si erano finalmente normalizzati e questo accadde solo perché incominciai a vincere. La cosa che però mi ferì profondamente, fu che queste accuse arrivarono anche da alcune delle mie compagne di squadra della nazionale. Mi sentii accusata di cose che non facevo, che non avevo mai fatto e che non farò mai, così decisi di affrontare tutto a testa alta andando avanti per la mia strada, facendomi scivolare tutto di dosso.”

Sei davvero andata avanti per la tua strada a testa alta e correndo velocemente tanto da vincere, nel 2013, quel meraviglioso argento Mondiale in maratona. Quali sono le emozioni che porti ancora con te?

“Di quella gara, di quella medaglia ricordo tutto. Ricordo che sono caduta letteralmente dal pero perché non pensavo sarei riuscita neppure ad avvicinarmi al podio. Prima di allora non avevo mai partecipato ad un Mondiale mentre in quella gara, attorno al 37°/38° chilometro, mi accorsi che ero in testa da sola! Mi sentivo in trance ma ad un certo punto fui quasi presa dal panico e, a pochi chilometri dal traguardo, iniziai a pensare: “…e se mi venisse un crampo?”. Allontanai subito quel pensiero negativo e mi dissi: “vada come vada”, senza troppe preoccupazioni. Alla fine andò alla grande e posso dire che una gioia così, che mi porterò dentro per tutta la vita, la posso paragonare solo a quella che ho provato quando ho dato alla luce i miei figli.”

Medaglie del genere restano nel cuore non solo di chi le vince ma anche degli appassionati come noi che fanno il tifo da casa. Sei una delle donne di punta della nostra atletica nazionale. Il momento che sta vivendo la nostra atletica leggera, purtroppo, dopo i fasti del passato è uno dei più bui. Quale potrebbe essere secondo te la ricetta giusta per ripartire?

“Non ho purtroppo la bacchetta magica e non so sinceramente quale possa essere la ricetta giusta. Penso che solo fino a 15 anni fa avevamo la generazione dei Baldini che vinceva la medaglia d’oro Olimpica. Una cosa però penso si dovrebbe fare: ripartire dalle scuole. Si dovrebbe ridare il valore giusto all’ora di educazione fisica che ormai viene considerata come un “di più” ed educare allo sport le nuove generazioni prima di tutto per una questione legata alla salute e al benessere fisico. I bambini non sanno più correre, si sono adagiati, forse per il troppo benessere o forse per la pigrizia degli stessi genitori. Quando vado ad allenarmi in Kenia, vedo la fame di quei giovani che considerano lo sport la loro unica possibilità di riscatto sociale. Trovo che da noi si sia persa l’educazione allo sport e penso che la scuola, in questo senso, possa fare molto.”

Oltre che da atleta hai parlato da mamma, focalizzando l’attenzione sull’importanza di educare i bambini allo sport. Sei riuscita sempre a conciliare il tuo ruolo di madre con la tua vita da atleta e, prima di far diventare la corsa il tuo lavoro, anche con lo studio e con il lavoro. Quali difficoltà hai dovuto affrontare e che consigli ti senti di dare a chi vive situazioni simili?

“Semplicemente di organizzarsi e comunque, di non rinunciare alla propria passione. Bisogna prima di tutto avere tanta voglia di fare le cose, io ero disposta a rinunciare a ore di sonno pur di andare a correre, svegliandomi molto presto al mattino e poi bisogna avere anche la fortuna che ho avuto io. Quella di avere accanto un compagno/a che ti sostiene e ti aiuta sacrificandosi assieme a te.”

Il tuo ultimo successo del 2017 è stata la vittoria alla Milano Half Marathon. Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

“Li sto ancora valutando. Purtroppo sto vivendo gli strascichi dell’infortunio che ho patito in quella gara. A due chilometri dal traguardo ho sentito tirare la gamba ma ho continuato ugualmente perché ero in testa e mi sarebbe dispiaciuto abbandonare. Quella decisione la sto tutt’ora pagando ma sto lavorando per riprendermi presto. So di avere un’età “a scadenza” ma prendo sempre ad esempio la splendida Catherine Bertone che a 45 anni corre ancora a grandi livelli. Non è ancora arrivato il momento di fermarmi!

Come faccio sempre, dopo una così bella chiacchierata, anche a te chiedo di descriverti con una parola che ti rappresenti.

“Una parola sola? Difficile! Sono una persona molto attiva, mi sono sempre dedicata alla corsa e non potrei immaginare una vita sedentaria. Anche quando lascerò l’agonismo spero di restare nell’ambito sportivo, magari educando le generazioni più giovani. La costante della mia vita è il movimento, ecco penso che la parola giusta per rappresentarmi sia proprio movimento!”

… e allora continua a muoverti e soprattutto a farci sognare con la tua corsa!
Grazie Campionessa.


Written by Frank
BROStoRUN

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