24/10/2016

MA CORRI ANCORA?! - Intervista a Marco Olmo

Ma corri ancora?! Quando si dice fermare il tempo.

Sono rare le persone capaci di farlo e non parliamo della forma fisica o dell’aspetto giovanile ma di valori che forse stiamo perdendo perché troppo impegnati a vivere in modo caotico per restare al passo con dei tempi che non è detto vadano sempre nella direzione giusta.
Marco Olmo è una di queste persone.
Genuino, schietto, sincero, capace di parlarti di cose altissime in modo semplice con l’esperienza di chi conosce nel profondo se stesso e sa che il suo mondo non verrà mai scalfito da ciò che gli ruota attorno con frenesia.
Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di raggiungerlo per farci raccontare il suo modo di affrontare la vita e la corsa viaggiando attraverso quella strada che collega i suoi libri
“Correre è un po’ come volare” e “Il corridore” che hanno avvicinato tanti lettori al mondo della corsa, al suo ultimo lavoro già disponibile dal 18 ottobre, dal titolo “Il miglior tempo”.

“Marco hai sempre dichiarato che ti sei avvicinato alla corsa tardi (27 anni), quando gli altri smettevano tu invece ti innamoravi di questo sport. Cosa vuol dire per te correre?”
“Ai miei tempi era così infatti. A quell’età molti miei coetanei abbandonavano l’attività sportiva per dedicarsi ad altro mentre oggi parlare di 27 anni come “tarda età” fa sorridere soprattutto per quanto riguarda il mondo della corsa dove la maggior parte delle volte chi incomincia, a livello amatoriale e non solo, è molto più maturo.
Cosa significa correre…
Correre è un attimo sospeso in cui ritrovi te stesso o addirittura puoi scoprire te stesso, è una delle più nobili aspirazioni dell’uomo perché è qualcosa che fai contando solo sulle tue forze.
C’è una bella frase che amo citare sempre perché penso riassuma tutto ciò che la corsa rappresenta per me: “Camminare è utile ma correre è l’eleganza”.
Correre è libertà, lo puoi fare ovunque, con chiunque ti voglia accompagnare oppure da solo, a differenza di altri sport dove se non hai la squadra non vai da nessuna parte.
La mia forza e la mia voglia di correre l’ho trovata sempre in tutte queste emozioni e anche nel fatto che ho sempre corso su me stesso, certo gli avversari da battere ci sono e quando sei là davanti la voglia di vincere arriva, ma non ho mai pensato di fare la gara su altri concorrenti anche perché non lo ritengo corretto. Ci sono atleti che restano in scia dei propri avversari per tutto il tragitto facendosi “tirare” da questi per poi superarli nel tratto finale approfittando della loro stanchezza, beh, lo trovo poco onesto. I primi avversari da battere dobbiamo essere noi stessi.

“Un modo decisamente diverso di interpretare la corsa agonistica che è lontano da quello concepito dalla maggior parte degli atleti professionisti. Proprio per questo tuo essere “romantico” sei così amato e preso ad esempio da moltissimi appassionati di questo sport.
Possiamo dire che correre è diventata una moda, negli ultimi anni le partecipazioni ad ogni tipo di gara podistica competitiva e non sono aumentate in modo esponenziale. Come vivi questo fenomeno?”

“E’ vero, correre è diventata una moda ma se non si va oltre, questo lo vedo come un fatto positivo. Certo come tutte le mode ci sono le esagerazioni ma diciamo che sono ancora “controllate” e non mi preoccupano più di tanto perché questo sport non è stato per fortuna ancora snaturato della sua vera essenza.
Uno degli aspetti positivi del fatto che correre sia diventato così popolare è sicuramente quello che riguarda l’abbigliamento e la disponibilità di accessori sempre più sofisticati. Ricordo che quando iniziai a correre i trail e ultra trail il mio equipaggiamento era fai da te con il motto “basta che funzioni”. Prendevo infatti vecchi zaini e li adattavo alle necessità della gara che dovevo fare e soprattutto li rendevo funzionali per ciò che avrebbero dovuto trasportare, ora invece sulla linea di partenza di un qualsiasi gara si può assistere quasi (passami il termine) a una sfilata di moda, il che non la vedo come una cosa negativa anzi, anche se forse una volta avevamo un diverso spirito di adattamento.”



“Eccoli i trail e ultra-trail. Tanti chilometri, tanti successi di cui uno proprio quest’anno alla “Ultra Bolivia Race”. Come ti prepari a competizioni del genere e che tipo di allenamenti segui?”
“Nessun allenamento specifico, nessuna tabella, io semplicemente corro. Corro perché mi piace correre, corro perché la gratificazione più grande è godermi la natura non fare il tempo sul cronometro perché quando dopo chilometri nel bosco vedi un uccellino cinguettare o un cerbiatto che si muove tra le foglie cosa vuoi desiderare di più?! Per il mio senso di libertà non mi sono mai affidato a tabelle, ripetute o programmi specifici di allenamento. Attenzione, non sto dicendo che non sono utili, anzi per chi vuole affrontare una gara impegnativa come può essere un trail servono eccome, però il mio concetto di corsa è diverso. La corsa non deve essere uno stress ma un divertimento, se anche questo diventa uno dei tanti impegni giornalieri e non un attimo per te stesso allora secondo me perde del suo significato più profondo.
Soprattutto impariamo a fidarci di più di noi stessi, ci affidiamo a tabelle preparate da altri per noi quando prima di tutto dovremmo imparare ad ascoltarci di più e a credere nelle nostre potenzialità.”

“La corsa dunque è libertà e se fatta immersi nella natura trova la sua essenza. Il tuo rapporto con la natura è sempre stato molto forte tanto da diventare vegetariano prima per una questione di salute poi per uno stile che è diventato filosofia di vita”
“Questa è una scelta che ho fatto tanto tempo fa, certamente non per moda visto che quando uscivo con gli amici o andavo in un ristorante venivo visto come il rompiscatole di turno. Oggi per fortuna c’è molto più rispetto e attenzione per questo tema. Nonostante quello che mi diceva sempre chi mi stava intorno, cioè che senza carne non avrei potuto affrontare sforzi fisici intensi o che non avrei avuto i nutrienti necessari, mi sono sempre trovato bene con questo tipo di alimentazione e non ho mai avuto scompensi anzi. L’essere vegetariano è diventato per me un modo di vedere con occhi diversi il mondo, un animale per me non è un pasto ma un essere vivente.”

“Visti i numerosi successi e le gare portate a termine direi che il tuo stile di vita funziona eccome. Ma qual è la gara o l’episodio a cui sei più legato?”
“Questa è una delle domande a cui faccio sempre fatica a rispondere. Potrei dirti le competizioni più importanti, quelle più prestigiose ma forse quelle che ricordo con più affetto sono tutte quelle gare non competitive o quelle corse in montagna dove vinsi la medaglia d’oro che correvo sempre con grande piacere. In questa particolare classifica poi inserisco anche l’ultimo trail vinto in Bolivia dove ho passato delle giornate magnifiche ed indimenticabili. Se pensi che era dal 2009 che non vincevo una gara e che per questa ho deciso di partire tre giorni prima, giusto il tempo di preparare la valigia e fare il biglietto, a 68 anni non è poi così male no?!”

“Direi proprio di no, sembri aver trovato l’elisir della giovinezza grazie ad uno stile di vita sano e ad una attività quotidiana. Il tuo ultimo libro nasce proprio dal desiderio di dare consigli utili su come poter vivere meglio.”
“In questo libro non parlo solo di corsa ma di stile di vita, di alimentazione, di movimento, di piccoli accorgimenti quotidiani come usare le scale al posto dell’ascensore o a mangiare correttamente, insomma cerco di dare alcuni semplici consigli per vivere meglio e migliorare la propria condotta di vita. Non ho la bacchetta magica ma alcune piccole attenzioni possono davvero dare una svolta positiva alla vita di ciascuno di noi.”

“Il libro già in vendita dal 18 ottobre si intitola “il miglior tempo” ma qual è per Marco Olmo il miglior tempo?”
“Il miglior tempo è quello che stiamo vivendo. Il passato ormai è passato, dalle mie parti si dice “l’acqua passata non macina più” mentre il futuro non si conosce quindi oggi è decisamente il miglior tempo da vivere appunto nel migliore dei modi!”

“Prima di lasciarci…che titolo ti piacerebbe dare a questa intervista?”
“A 68 anni conosci e incontri molte persone ma la domanda che tutti mi fanno, soprattutto quelli che non mi vedono da un po’ è: “Ma corri ancora?!”
Ebbene sì, corro ancora e non ho intenzione di fermarmi. Ecco questo è un titolo che mi piace!”

Ci congediamo così, con la certezza che il mito vivente Marco Olmo correrà ancora per molto tempo tra i suoi boschi e i deserti del mondo, sospeso in quell’attimo lungo una vita che si chiama correre.

Grazie Campione.



Written by Frank

BROStoRUN

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