14/01/2016

IL RUNNING E' BELLO PERCHE' E' VARIO

IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' RUNNING

Sono sincera, quando correvo intensamente me la tiravo un po’ e mi sentivo di far parte di un’elite di sportivi, manco fossi Paula Radcliffe. Chiariamoci, intensamente non significa velocemente, il tutto era rapportato ad una donna adulta neopodista.
Ridimensionato il mio ego a causa di un infortunio cronico, la mia corsa si è trasformata in qualcosa di più ludico, consapevole di non potermi più permettere sforzi eccessivi che poi pagherei con lo stop definitivo. Questa condizione mi permette di osservare meglio ciò che mi circonda ed è nella mia natura cercare il lato buffo delle cose, così mi diverto a “classificare” quelli che incontro sulle strade dei miei allenamenti, come ho già accennato nella mia storia personale. Prego solo di considerare queste righe per quello che sono: una caricatura innocente tanto per non prendersi troppo sul serio.



QUELLI CHE SALUTANO E QUELLI CHE...NO

Innanzi tutto ci sono i runners “veri”, quelli che hanno una gara come obiettivo e la stanno preparando. Si suddividono a loro volta in quelli che ti salutano e quelli che non ti considerano. I primi fanno un cenno con la mano o la testa, non sprecano troppa energia preziosa nel gesto ma vogliono farti comunque sapere che sei del branco. I secondi li riconosci perché ti vengono incontro calcolando la tua velocità e, visto che è al di sopra dei 5’ al km, decidono di ignorarti. Mi succede lo stesso in bicicletta quando i compunti, secchi ciclisti delle squadre locali salutano mio marito ignorando bellamente la sottoscritta.

SOFFERENTI E INSPIEGABILI

Altra categoria sono i sofferenti. Paonazzi in volto, arruffati e arrabbiati col mondo. Lo sguardo fisso in basso e non salutano, al limite grugniscono. Sembra stiano scontando una pena, più che godersi un’ora all’aria aperta.

Molto simili ai sofferenti sono quelli che invidio di più: gli inspiegabili. Io che curo la postura in maniera maniacale mi sono infortunata e questi che corrono storti, trascinano i piedi, magari hanno una bella pancia di birra, riescono ad ottenere ottimi risultati. Ricordo che alla maratona di Venezia per un certo tratto avevo dietro una donna che rantolava, immagino che dopo 42km avrà avuto la gola in fiamme.

CALCIATORI E FALSI INVALIDI

I calciatori invece sono inconfondibili. Indossano sempre i pantaloncini corti in tela sopra quelli da corsa, presumo per proteggere l’armamentario, cosa che sono abituati a fare in campo. Quasi sempre viaggiano in coppia e corrono molto veloci (fintanto che sei a vista), anche la postura delle gambe li tradisce, infatti è a parentesi.

Poi ci sono i “falsi invalidi” come mia sorella che mette le mani avanti: proprio non ce la fa, è molto stanca, poco allenata, probabilmente camminerà ecc. ecc. Salvo poi darti un paio di km di distacco perché “se vado troppo piano mi stanco di più”.

I SUPERACCESSORIATI

Ci sono quelli che non han capito che il senso della corsa è libertà e leggerezza, infatti si portano appresso un corredino. Cintura con borracce (e non si stanno allenando per la maratona del Sahara); marsupio, si esistono ancora e da soli meriterebbero un capitolo a parte: come si fa a correre con quella roba che sbatte sulla pancia? Smartphone allacciati al braccio (a me scivolerebbe, lo so) o peggio, tenuti in mano. Alcuni si vestono come palombari, ce n’è uno (giuro visto io) che ha un enorme pile per tutte le stagioni, nel senso che lo incrocio sempre con quello stesso indumento, che sia luglio o novembre.

VINTAGE E STUDENTESSE

E i vintage? Sono quelli che corrono con le Superga e la felpa come Rocky Balboa.
Incredibile ma vero esistono ancora quelli convinti che per dimagrire basti sudare, quindi vai col kway alle dodici possibilmente nel mese di luglio. Se sopravvivono al colpo di calore abbandonano per sempre la corsa non appena si rendono conto che l’acqua bevuta a fine allenamento li riporta al peso iniziale.
Poi ci sono le tenerissime studentesse che appaiono a maggio, con i loro pantaloni stretch rigorosamente neri e lunghi, la canottierina, il reggiseno con le coppe imbottite e gli auricolari. Non studiano abbastanza però perché non sanno che il codice della strada prevede che si debba correre lungo il lato sinistro della carreggiata e comunque sfioriscono presto perché a fine giugno sono già scomparse.


E io? Beh abbigliata di tutto punto come i veri mi metto nella categoria vorrei-ma-posso-poco. Sono uguale a loro, solo un leggero effetto rallentato. Sia chiaro però, la prossima uscita ricomincio con le ripetute.

Written by Rita

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