23/02/2016

UN EROE INVISIBILE

Questa storia non riguarda me ma una persona speciale. Io non lo conosco quest’uomo, forse un giorno mi presenterò a lui, per ora lo osservo.

IL MIO EROE SCONOSCIUTO

Lo incrocio sempre di giorno, lungo il mio percorso per andare al lavoro (che poi è lo stesso della corsa), solitamente in Via Che Ci Piace oppure in Via Quattrocento metri. Piccola parentesi: Via Quattrocento metri si chiama così perché è un rettilineo di circa 450mt e ci facciamo le ripetute veloci (seee, veloci!).
Ormai saranno circa 5 anni che lo “conosco”, questo mio personale eroe.
Quando l’ho visto la prima volta era su una carrozzina, spinto dalla moglie, palesemente segnato da una di quelle malattie che colpiscono anche la motricità, lo sguardo consapevole e impotente. Lui mi guardava passare, anche se forse mi guardava senza vedermi, ma io non riuscivo a tenere il suo sguardo, quasi mi vergognavo della mia condizione “normale”.
Dopo qualche mese la carrozzella non c’era più, camminava sostenuto dalla moglie, il passo incerto ma deciso, stavolta lo sguardo era concentrato davanti a sé. Aveva un obiettivo da raggiungere e lottava con tutte le sue forze per farlo.
Non lo incrociavo abitualmente, probabilmente c’erano periodi in cui non ce la faceva, ormai però lo cercavo, se non lo vedevo tre giorni di fila mi preoccupavo.
Ancora tempo e finalmente il suo traguardo: camminare da solo. Stavolta la moglie non c’era, lui si sentiva sicuro ormai. Il passo non era sciolto, è ovvio, ma andava via spedito, le spalle dritte. Dio quanto si sarà sentito giustamente fiero di se stesso.
Ho iniziato timidamente ad accennare un sorriso quando lo incrociavo, ma lui non mi guardava mai. Seguiva il miracolo delle sue gambe, riprendeva a vivere ed era completamente preso dal suo corpo che si svegliava.
Ricordo quel giorno di inizio estate, rientravo dal lavoro, fretta di tornare a casa per cambiarmi e uscire, quando in Via Quattrocento metri me lo vedo coi calzoncini da corsa e la maglietta tecnica. Correva. Certo non come un agonista, ovvio, ma correva! Perché sono una coniglia? Perché non mi sono fermata? Non ho trovato il coraggio di dirgli che lo seguivo da anni, che facevo il tifo per lui, che avevo sperato con tutta me stessa che lui guarisse.
Lui ora corre, anche se le sue braccia non hanno un movimento ottimale, anche se le se gambe un po’ tremano, anche se i suoi piedi sono un po’ troppo convergenti, lui corre.
Quest’inverno non l’ho incrociato mai ma stasera, sempre mentre rientravo dal lavoro, ho dovuto rallentare perché Via Che Ci Piace è stretta, arrivava un’altra macchina in senso contrario ed avevo davanti a me sulla destra due persone a piedi. Quando l’ho riconosciuto, era con la moglie, mi sono fermata per fargli capire che la strada era sua.
Stavolta l’ho guardato dritto negli occhi, ho abbozzato un timido sorriso e, ne sono certa, lui ha ricambiato.

Written by Rita per BROS to RUN

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