04/03/2017

LA PUBALGIA: CAUSE E RIMEDI

LA PUBALGIA: Sintomi, Classificazioni, Fattori di Rischio, Cause, Diagnosi, Rimedi

La pubalgia è un dolore spesso cronico che colpisce atleti professionisti e non; in particolare ne vanno soggetti i calciatori, i giocatori di hockey, rugby, squash, tennisti , ciclisti e chi pratica la corsa di resistenza; tuttavia anche chi pratica sport come la pallanuoto, la pallamano o il basket, o comunque tutti quegli sport in cui sono coinvolti gli arti inferiori in cambi di direzione repentini, affondi o grandi sollecitazioni sulle gambe. Naturalmente anche chi non pratica sport può esserne colpito e spesso, in questi casi, la causa va ricercata in altri fattori come squilibri posturali.
Come detto i calciatori sono i più esposti al rischio di pubalgia per il fatto di compiere continuamente alcuni gesti tecnici come: – cambi di direzione – tiri e passaggi – scatti – salti – contrasti – dribbling.
Altro fattore che incide pesantemente sulla comparsa di questa patologia è il fondo sconnesso su cui spesso si gioca. Il continuo atteggiamento iperlordotico, al quale i calciatori sono costretti per esigenze legate alla loro disciplina sportiva, non fa altro che aggravare il quadro clinico.



SINTOMI

La pubalgia è una lesione dolorosa provocata da sforzi o da micro-traumi a carico della muscolatura, dei nervi e dei tendini della regione addominale bassa e della parte superiore della coscia, che si inquadrano all’interno dell’area pubica: adduttori, addominali (retto e obliqui), piramidale e pettineo. Per comprendere bene questa patologia è importante analizzare il distretto anatomico ed il suo funzionamento. Nell’osso pubico si inseriscono il muscolo adduttore (che permette l’avvicinamento della gamba verso l’interno) e il retto dell’addome. Questi muscoli sono molto forti ed i continui traumi ripetuti dal gesto atletico, determinano delle microlesioni e l’insorgenza di processi infiammatori. I principali sintomi della pubalgia sono il dolore e l’impotenza funzionale che sono strettamente connessi. Inizialmente il dolore è situato nella zona pubica, successivamente si irradia nella parte alta e interna della coscia (faccia antero-mediale) e a volte anche in area retropubica associato a tenesmo vescicale (sensazione di dover andare quasi continuamente ad urinare anche se la vescica è completamente vuota). Da principio si può presentare con un dolore soprattutto al risveglio e ad inizio dell’ attività fisica; entrambe queste sintomatologie scompaiono con il movimento essendo originate da una leggera infiammazione. Nei casi più gravi il dolore è continuo, invalidante e più intenso e si acutizza nei movimenti bruschi.

CLASSIFICAZIONI E GRADI DELLA PUBALGIA

A seconda delle parti coinvolte, la pubalgia viene classificata in: Tendinopatia inserzionale: è causata da microtraumi ripetuti a carico dei muscoli adduttori della coscia e dei muscoli addominali. Sindrome sinfisaria: provocata da continue sollecitazioni dei muscoli adduttori sulla sinfisi pubica (l’articolazione che unisce le due parti del bacino) che agendo in allungamento e in modo non bilanciato fra i due arti creano una sorta di cedimento a livello della sinfisi. Questa situazione porta ad uno squilibrio della stabilità e del bacino. Sindrome della guaina del retto addominale: (tipica dei calciatori), che coinvolge i muscoli addominali bassi, gli adduttori e in generale tutta la muscolatura del bacino. La pubalgia è causata dal gesto del calciare durante il quale si ha una forte tensione a livello della muscolatura addominale, questa tensione a volte crea una fissurazione della fascia superficiale, con conseguente stiramento e compressione a carico del nervo perforante, che origina poi la sindrome dolorosa

ESISTONO VARI GRADI DI PUBALGIA

Grado 0: è un dolore leggero, spesso silente, che viene messo in evidenza alla palpazione ma che non inficia minimamente la deambulazione.
Grado 1: è una pubalgia che il paziente avverte solo quando prova a praticare lo sport, ma che passa dopo aver terminato. È il grado più sottovalutato nell’ “errata” speranza che la sintomatologia passi da sola.
Grado 2: Il dolore persiste anche dopo la pratica sportiva e il paziente lo avverte anche camminando. Parliamo qui di un grado importante di infiammazione che va curato immediatamente per evitare che peggiori e passi al grado successivo.
Grado 3 (Tendinosi Cronica): in questo grado il paziente ha un dolore che gli impedisce anche il solo camminare. Il dolore è molto forte e tende a non risolversi neanche con gli antinfiammatori. I tempi di recupero sono molto lunghi.

FATTORI DI RISCHIO

I fattori sono molti, ma il più frequente è sicuramente lo sbilanciamento funzionale tra I muscoli addominali e il muscolo adduttore, con il secondo che risulta essere quasi sempre molto più forte e tonico. Talvolta la comparsa di una pubalgia è secondaria ad una contrattura o stiramento dei flessori dell’anca, i quali producono un cambiamento nella postura. Può contribuire anche una eccessiva lordosi lombare, che determina una retroversione del bacino con conseguente stiramento e sovraccarico nella zona inguinale dove appunto si inseriscono adduttori e retto dell’addome. Anche le donne in gravidanza possono a volte soffrire di pubalgia a causa della lassità della sinfisi pubica; man mano che aumenta la dimensione del feto, si ha una retroversione del bacino con conseguente iperlordosi (condizione che, come detto, favorisce l’insorgenza della patologia), oltre ad uno stiramento della muscolatura dell’addome. Inoltre, man mano che la gravidanza procede, il corpo secerne un ormone chiamato Relaxina che tende a rendere le articolazioni più morbide ed elastiche, tra cui la sinfisi pubica che avrà un ruolo importante durante il parto.

LE CAUSE

Le cause possono essere molto differenti da caso a caso . Nel corso degli anni sono state identificate ben 72 cause di pubalgia tra cui vanno menzionate le malattie tendinee, patologie muscolari, malattie ossee o articolari, ma anche patologie infettive, tumorali, borsiti, intrappolamenti nervosi ecc. Tra queste rientra anche una “cattiva” occlusione dentale che può ripercuotersi su tutto il sistema posturale e quindi anche sulla zona pubica. Come tutte le patologie da sovraccarico, la causa principale è l’allenarsi in condizioni di affaticamento, ma ce ne possono essere altre legate a: – lo scarso equilibrio tra addominali ed adduttori, muscoli che si inseriscono nel pube – problematiche posturali dinamiche: correre in modo scorretto o avere degli appoggi non corretti può portare a sviluppare questa patologia, ad esempio nel caso di piede piatto – lombalgia, che alla lunga può creare infiammazione degli adduttori o del retto addominale – adduttori più deboli rispetto agli altri muscoli della coscia e del bacino – la colite – il soprappeso – l’utilizzo di calzature non adeguate – la pratica sportiva su terreni sconnessi o troppo duri.

DIAGNOSI

La pubalgia richiede una diagnosi precoce e un trattamento adeguato ed efficace. Al di là di tutte quelle che possono essere le terapie mediche o chinesiologiche in questo tipo di patologia è necessario riuscire a capire qual è la causa o le cause scatenanti e cercare di eliminarle. Come in tutte le patologie sarebbe utile cercare di prevenirle invece che di curarle. Qualora dopo 20 giorni di riposo forzato la pubalgia non sia ancora passata si deve procedere ad un’ indagine fatta da perdonale competente. L’operatore effettuerà un esame della parte attraverso una presso-palpazione e test muscolari. All'esame clinico i muscoli adduttori risultano contratti e la pressione a livello del pube è più o meno dolorosa. In questo modo dovrebbe essere possibile individuare il punto della lesione, ma se così non fosse, allora all’origine del dolore potrebbero esserci cause diverse (ad esempio ginecologiche, oppure la pubalgia potrebbe essere dovuta ad un’ernia inguinale), da diagnosticare con esami radiografici, ecografia, tac o risonanza magnetica.

TRATTAMENTO E RIMEDI

Le cure della pubalgia sono soprattutto il riposo, che è la prima accortezza da seguire (quindi la totale astensione da ogni attività sportiva sino alla scomparsa del dolore), associato ad un lavoro di recupero funzionale mediante esercizi di allungamento, di stretching globale e di potenziamento muscolare. In particolare bisogna concentrarsi sullo psoas, sul retto addominale e sulla catena dei flessori. Consigliabile, eventualmente, anche l’uso di una guaina contenitiva. In acuto il soggetto deve assolutamente sottoporsi a terapia medica a cui segue quella massoterapica o fisioterapica. Gli esercizi riabilitativi , ma anche preventivi, sono mirati a: – Allungamento della muscolatura adduttoria – Allungamento catena posteriore – Esercizi propriocettivi mono e bipodalici, su varie superfici, in vari decubiti, a occhi aperti e chiusi, salendo con un salto ecc.. – Potenziamento dei muscoli retroversori del bacino, mettendo particolare attenzione agli addominali e agli ischio-crurali – Trofismo e forza muscolare tramite isometria e elastici – Coordinazione intermuscolare e riprogrammazione dello schema motorio tramite oscillazioni e slanci degli arti inferiori, diversi tipi di corsa (rettilinea, curva, in accelerazione e decelerazione, con cambi di direzione e con vari tipi di arresto), tramite diverse andature (skip, corsa calciata, passo laterale). E’ possibile inserire anche gesti specifici attinenti allo sport praticato. Sempre in tema di prevenzione della pubalgia, come di altre patologie, è consigliabile il Kinesio taping che è una tecnica correttiva meccanica e sensoriale che favorisce una migliore circolazione sanguigna e linfatica nell’area coinvolta.
Se vi trovate nel grado zero probabilmente basterà un riposo di circa una settimana, associato a impacchi di ghiaccio sulla zona dolente per circa 10-15 minuti, per 3 volte al giorno. Aiuta sicuramente massaggiare la zona con una crema antinfiammatoria e fare esercizi di stretching almeno una volta al giorno. Già seguendo queste accortezze il dolore dovrebbe scomparire, se non fosse così può essere associato un antinfiammatorio previo consulto col medico curante.
Se vi trovate invece nel grado 1 la situazione è più complessa. Si deve consultare immediatamente un medico per la corretta diagnosi e per affrontare al meglio l’iter curativo .
Sono consigliate, ma da valutare con il medico curante, anche terapie con il calore, Laser, Tecar e onde d’urto (in situazioni di calcificazioni sul pube). Come anticipato, queste terapie non lavorano sulle cause che generano la patologia, ma agiscono soltanto sull’attenuazione del dolore.
Da non sottovalutare anche l’aspetto alimentare: la zona del pube è una zona estremamente complessa per quanto riguarda il circolo venoso e linfatico. Un’intossicazione degli organi interni può comportare quindi un trasferimento di questo stato di dolore anche a tutte le strutture muscolari più superficiali; di conseguenza uno stato di “intossicazione” del fisico può creare problematiche come la pubalgia. 

Dott. Mauro Puri www.varesemassaggi.com

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