12/12/2016

LA PAURA SI VINCE, CORRI!

La mia Maratona di Firenze.

Mi ero allenato duramente per questo evento, la preparazione più lunga di sempre, 16 settimane, quasi 1.000 km, tanti sacrifici e tante rinunce, anche per la mia famiglia condannata ad assecondare i miei orari e le mie esigenze.
Come sempre il mio fisico era stato messo a dura prova e non essendo in perfetto equilibrio gli acciacchi hanno iniziato a farsi sentire, soprattutto la lombosciatalgia cronica che mi affligge e causata da una piccola ernia del disco, un balging, così la chiamano i dottori.
Grazie all'operato, come detto ieri, di Michele Pellitteri e Calogero Giuseppe Castronovo, due fisioterapisti che operano in modo completamente diverso ma in perfetta simbiosi, alla fine ero arrivato in buone condizioni e con il miglior allenamento di sempre.
I mesi sono passati, le sedute più difficili sono state condivise con Enrico che preparava la sua prima maratona, Francoforte, chiusa ottimamente, l'ansia cresceva ma c'era la consapevolezza di aver svolto un buon lavoro.
Mi ero organizzato in modo da arrivare a Firenze in aereo, con atterraggio a Pisa, sabato mattina alle 11:30 circa ed avere il tempo di fare tutto con calma. Alloggio a due passi dalla partenza e dall'arrivo e permanenza fino a martedì così da poter godere della città senza affaticarmi prima della gara.
Invece il diavolo ci mette la coda, l'aeroporto di Pisa viene chiuso per nebbia, impossibile atterrare anche a Firenze, cambio di rotta su Bologna e rientro a Pisa in autobus messo a disposizione dalla compagnia.
Decido, logicamente, di prendere il treno per Firenze direttamente da Bologna per accorciare i tempi ma i primi tre Freccia rossa sono al completo, e alla fine arrivo in hotel alle 14:30, il tempo di pranzare e subito al ritiro pettorale, giretto veloce in expo e già sono le 18:30, cena e poi a letto senza riposo pomeridiano e con un bel po' di fatica.
Ma tutto questo non sarebbe stato nulla se non si fosse aggiunto il problema di uno stiramento alla schiena, vicino al fianco sinistro, forse nel salire e scendere i bagagli, un dolore da togliere il fiato.
Prende a questo punto uno scoraggiamento totale, inizio a pensare di non prendere il via, la rabbia e tanta, la serenità persa.
Domenica mattina il dolore e sempre lì, mi viene difficile alzarmi dal letto, vestirmi, penso a tutto ciò che ho fatto per arrivare fin qui, alle parole degli amici che mi sostengono, ma oramai sono quasi deciso a non partecipare.
Mi avvio comunque in zona partenza, dopo aver rispettato orari e alimentazione, e mia figlia Alice mi dice: "no papà, parti, devi partire, fai 2 chilometri e basta se stai male".
Quelle parole hanno un che di miracoloso, parole pure, dettate dall'amore e da Dio.
Mi metto in griglia e parto seguendo i pacer delle 3 ore e 45', l'obiettivo è più o meno quello fin da principio.
I primi chilometri sono scoraggianti, ad ogni passo una fitta mi trafigge il fianco, inizio a ripetere nella mente "il dolore non esiste, la fatica è mia amica, la paura si vince, corri!". Quest'ultima frase è quella che ho scelto di far stampare sulla mia canotta, un messaggio per tutti coloro che soffrono di ansie.
Sono già al quinto chilometro, procedo secondo i tempi, mi pongo l'obiettivo di arrivare al decimo chilometro e prendere un gel.
Il dolore, nel frattempo, inizia a farsi sentire meno, procedo cercando di arrivare al successivo passaggio dei 5 chilometri.
In un soffio sono alla mezza in 1:52:47 ma la fatica inizia a fare capolino.
La giornata è ottima, solo un pochino freddina fin'ora, 8°, l'organizzazione perfetta, ristori, spugnaggi, tifo, percorso duretto ma quasi tutto nel centro storico.

Al 22° chilometro mi attende la mia famiglia, un bacio alle mie donne e via, gli urlo "continuo!".

Ripeto dei mantra "non si cede neanche un centimetro, la fatica è mia amica, la paura si sconfigge, il dolore anche".
Faccio calcoli mentali, penso alle mie figlie, a mia moglie, agli amici, mi ripeto i numeri di telefono di tutta la famiglia, gioco con le dita delle mani, sono al 26° chilometro la gamba sinistra è leggermente indurita e bloccata, ho un bisogno fisiologico da espletare. Mollo i pacer, cerco un angolino, faccio stretching velocemente, riprendo a correre.
Penso al ristoro enervit al trentesimo.
Gel, sali e si continua. Battito ok, gamba sinistra sbloccata, fatico ma non mollo, adesso l'obiettivo è il chilometro successivo.
31, 32, non si cammina, non si regala neanche un centimetro, al 34° un passaggio su di un cavalcavia a dorso d'asino, rallento per non spezzare le gambe, 35° acqua, penso adesso inizia la Maratona, con la M maiuscola, inizio a pregare.
36, 37, 38, rientro in pieno centro, la gente ci incinta, ci sono però tanti brevi saliscendi e la pavimentazione irregolare mette a dura prova i muscoli delle gambe oramai andati.
Guardo il cronometro, cavolo posso ancora fare il personale, forza, mi ripeto, corri!
Dolori alle mie povere gambe, anche al petto, mi riallineo, cerco di mantenere una discreta tecnica di corsa, respiro profondamente.

40°, ormai non posso più arrendermi, spingi Giacomo, non si molla nulla.

42°, le lacrime spuntano agli occhi, sento lo speaker, vedo il traguardo, vai, Dio ti ringrazio.
3:48:53, personal best, obiettivo centrato!
Piango come un bambino, ho paura di stare male, distolgo la mente dai cattivi pensieri e cerco di godere della gloria.
Cerco tra la folla mia moglie, le mie bambine, eccole, un forte abbraccio, è festa, emozioni, la paura è sconfitta.
Grazie mio Signore per avermi protetto.
Adesso sono consapevole che la mente è più forte del fisico, è più forte di quanto pensassi.
DEFEAT FEAR. RUN!

Written by Giacomo Licata

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