04/04/2017

IO NON HO PAURA DEL BUIO: intervista a Loris Cappanna

Una foto che è diventata virale (scatto di Milena Casali), una storia che quando la ascolti ti cambia la vita.

Ci sono storie che restano nascoste, che non hanno il riconoscimento che meriterebbero da parte degli organi di comunicazione ma che trovano un posto speciale nei cuori di chi ha la fortuna di ascoltarle e di conoscerle, diventando poi un esempio di vita e forse alla fine è proprio questo ciò che conta, perché così non vengono mai dimenticate.
E’ questo il caso della storia di Loris Cappanna, un ragazzo al quale la vita ad un certo punto ha deciso di voltare le spalle quando prima una malattia e in seguito un incidente domestico gli hanno precluso ogni speranza di tornare a vedere.
Loris però non si è perso d’animo e, diventato maratoneta della categoria T11 (non vedenti), è stato in grado di laurearsi Campione italiano di categoria per la seconda volta consecutiva nella Mezza Maratona (Oristano 1h:25’:34’’) e Campione italiano di categoria nella Maratona (Roma 3h:13’:10’’).
Lo abbiamo incontrato per parlare di corsa e non solo.

“Loris innanzi tutto complimenti per i tuoi grandi risultati, ultimo in ordine cronologico il titolo italiano conquistato alla Maratona di Roma. Come nasce il tuo amore per questo sport?”

“Ho iniziato ad avvicinarmi alla corsa nel giugno del 2014 ma prima ho giocato parecchi anni a calcio da ipovedente fino a quando alla fine del 2013, a causa di un incidente domestico, la luce si è spenta definitivamente.
Da quel momento ho cercato di trovare la mia dimensione, non è stato facile anche perché all’inizio mi sono ritrovato in una condizione di totale smarrimento. Un giorno però mi è capitato di seguire la storia di Annalisa Minetti che in una condizione simile alla mia, aveva trovato nello sport e nella corsa la sua collocazione e così ho pensato che anche io ce l’avrei potuta fare.

“Da quel momento in te si è riaccesa la luce, anche se all’inizio si può dire che fosse flebile in quanto con la corsa non è stato un colpo di fulmine.”

“A dire il vero io la corsa l’ho sempre odiata, per me era una fatica e soprattutto un sacrificio enorme e non la consideravo certo il mio sport. Poi però grazie alla Società Avis Forlì e in particolare a Daniele Zattini, iniziai ad avvicinarmi a piccoli passi a quella che sarebbe diventata la mia passione.
4-6-8-10-12-20 mano a mano che incrementavo i chilometri il mio amore per la corsa aumentava e così, dopo soli sei mesi, decisi di correre la mia prima Maratona: Ravenna chiusa in 4h10’. Non contento a Novembre dello stesso anno corsi la Firenze Marathon con il tempo di 3h40’, fu una grande gioia, si era accesa la luce e avevo trovato la mia strada.”



“L’importanza di una società alle spalle, di amici fidati che ti accompagnano nella vita e sulla strada. Legati l’uno all’altro non solo metaforicamente ma anche fisicamente. Il simbolo di questo legame è il cordino che vi tiene uniti durante le corse e che tu stesso prepari. Quanto è importante il tuo rapporto con le tue guide?”

“Le mie guide sono i miei occhi, loro mi donano la luce che purtroppo non ho più e mi illuminano la strada. Non basta avere la stessa cadenza di corsa per farmi da guida, è qualcosa che va oltre il semplice gesto meccanico. Il nostro correre insieme è fatto di emozioni, di gesti, di affinità mentale e d’animo, loro mi infondono sicurezza e io so che mi posso fidare e che mi porteranno a tagliare il traguardo. L’attenzione viene sempre focalizzata su di me ogni volta che compio una impresa sportiva, ma nessuno può immaginare l’enorme sforzo fisico e mentale che fanno i miei compagni di corsa ogni volta che affrontiamo una gara insieme. Siamo un tutt’uno e quel cordino che ci lega è lì a dimostrarlo.
All’inizio non era facile, le persone che non conoscevano la mia situazione ci guardavano strano e commentavano chiedendosi se eravamo talmente fanatici da correre legati per fare lo stesso tempo oppure, alcune volte, ci domandavano se eravamo gay.
Ora invece è diverso e il cordino è diventato il più bel simbolo di amicizia che conosca. Non ringrazierò mai abbastanza i miei amici e mie guide Andrea Onofri, Matteo Batani e Cesar Radic.

“La corsa dunque è passione, è amicizia ma per te è qualcosa che va ancora oltre.”

“Sì, la corsa mi ha fatto riprendere in mano la mia vita, mi ha fatto sorridere di nuovo e ha dato serenità a me e alla mia famiglia.
Ora faccio fatica a ritenermi una persona disabile perché la vera e unica disabilità è negli occhi di chi la guarda e la giudica.
Dalla vita ho imparato che la sofferenza o "diversità" non deve mai essere un pretesto per mollare o definirsi condannati ma un'opportunità di crescita, di consapevolezza dei propri mezzi e di amore incondizionato per questa meravigliosa vita! Sono anche certo che in tantissime case, magari anche una vicino a noi, c'è una persona con difficoltà che rimane isolata per l'ignoranza altrui. Spesso una persona con disabilità ha timore di esporsi al mondo solo per il fatto di non essere capita, di essere giudicata in molti casi anche derisa. Abbattiamo questo muro di indifferenza e portiamo fuori dalle case queste persone che come tutti, meritano di essere abitanti di questa terra!

“Le tue sono parole che scuotono il cuore e testimoniano la grande persona che sei. Riesci a portare valori che nel mondo di oggi purtroppo si stanno perdendo ma che invece nel nostro mondo, quello della corsa, per fortuna ancora si ritrovano.
C’è un atleta che per qualità, non solo sportive, senti più vicino a te?”


“Sicuramente Giorgio Calcaterra con il quale ho avuto l’onore di fare insieme gli ultimi 500m della gara corsa a Faenza, un’emozione unica.
Giorgio rappresenta per me il mio modello di atleta non solo per le sue grandi doti sportive ma soprattutto per le grandi qualità umane. Tempo fa espressi il desiderio di poter leggere il suo libro ebbene i miei amici mi fecero un regalo stupendo. Mi prepararono un audiolibro dove ognuno di loro leggeva un capitolo e indovina chi ha letto il primo?! Sì, proprio lui, il grande Re Giorgio. Lo porterò sempre nel cuore.”

“Proprio come lui sei diventato un campione della corsa e proprio come lui sei diventato uno dei testimonial più belli di questo sport.”

“Cerco di dare qualcosa di più, qualcosa che vada oltre il semplice risultato sportivo. Per questo ho deciso di andare a parlare nelle scuole, nelle comunità e in tutti i luoghi in cui io possa essere utile con il mio esempio per fare formazione e soprattutto informazione perché i problemi non vanno nascosti ma affrontati, sempre!”

“L’obiettivo è quello di sensibilizzare sempre più persone mentre per quanto riguarda gli obiettivi sportivi, cos’hai in programma?”

“Beh il sogno resta sempre la qualificazione per le Paralimpadi di Tokyo2020, mi sto allenando per questo con le mie tre guide FIDAL e con gli altri atleti guida volontari che sono circa una quindicina. Sarà una bella sfida anche se da maggio penso che mi avvicinerò anche alla disciplina del Triathlon. Non mi pongo limiti.”

“Tante sfide e nessun limite. Che messaggio vuoi lasciare, in chiusura, a coloro che ci stanno leggendo?”

“Fate sport, trovate la vostra dimensione e intraprendete l’attività fisica. Vi aiuterà ad evadere in modo positivo, a trovare molti amici con cui condividere momenti belli e momenti meno belli e soprattutto vi insegnerà che non bisogna mai abbattersi. La vita va affrontata a testa alta perché vale sempre la pena lottare e quindi continuate a farlo senza arrendervi, senza paura.
Non bisogna avere paura del buio!

Grazie Loris, grazie Campione.

Written by Frank
BROStoRUN



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