09/11/2015

IL MARATONETA DELLA PORTA ACCANTO: la storia di Yuki Kawauchi

"Tre minuti 34...35...36" ogni secondo dichiarato gli dà la forza per essere più veloce. Se riuscirà a battere il proprio record personale anche di un secondo, la pratica finirà e ci potrà essere la ricompensa. Un gelato o forse un hamburger. Se invece sarà più lento lo aspetterà un altro giro del parco. Lui odia questi metodi, odia le penalizzazioni ma all'età di 7 anni di certo non osa sfidare sua madre. Quando finalmente la raggiunge, crolla sull'erba cercando di calmare il suo respiro ma presto lei incalza nuovamente "Che cosa ci fai sdraiato lì?". Così comincia la storia di Yuki Kawauchi, il maratoneta della porta accanto.

LE PRESTAZIONI

Dopo oltre 20 anni, il maratoneta giapponese è ancora lì a lavorare duro per i suoi obiettivi. Kawauchi gareggia quasi ogni fine settimana su distanze che vanno da mezze maratone alle ultra maratone. E' impressionante la quantità di eventi a cui partecipa ma lo è ancora di più la costanza dei rendimenti. Nel 2013 ha corso 11 maratone, quattro delle quali sotto le 2H e 10': 2:08:15 e 2:08:14 (il suo PR) a 42 giorni di distanza tra febbraio e marzo e 2:09:05 e 2:09:15 a soli 14 giorni di distanza nel mese di dicembre. Nel 2014 ha corso 13 maratone in tempi che andavano da 2:16:41 a 2:09:36. Nel mese di maggio ha vinto tre mezze maratone in tre giorni 01:07:23, 01:07:03 e 01:09:23. La sua ultima impresa è stato il sesto posto alla Maratona di New York 2015 con il tempo di 2:13:29.



IL CITTADINO CORRIDORE

L'eccezionalita di Kawauchi sta nel fatto che lui non è un atleta a tempo pieno. Ha un lavoro di ufficio come impiegato statale e lavora circa 40 ore a settimana.
Riceve i premi in denaro dalle gare in cui partecipa ma rifiuta sponsorizzazioni o gettoni di presenza (come dipendente del governo gli è proibito percepire un reddito da altri lavori). Non ha un allenatore, non ha un manager e nessun team che lo segue. Durante la settimana è un nerd da ufficio con la schiena dritta dietro ad un a scrivania, ma dopo l'orario di lavoro e nei fine settimana calza le sue scarpe da running e vola tra le strade del suo paese. Per questo suo modo di essere in Giappone è diventato una vera e propria fonte di ispirazione per milioni di appassionati che vedono in lui un samurai della corsa capace di incarnare i valori di passione, amore, sacrificio e stoicismo che questo sport rappresenta.
Kawauchi ha raccolto un enorme seguito perchè ha dimostrato che un lavoro di ufficio non è un ostacolo quando si tratta di raggiungere grandi obiettivi. Dicono di lui: "Kawauchi ha fatto scoprire un altro modo di vivere la corsa. Per lui la maratona non è l'obiettivo finale ma un hobby. A loro volta tutti i corridori "normali" vengono stimolati e spronati dal loro "cittadino corridore" come è stato affettuosamente ribattezzato. Mentre da bambino Kawauchi correva per la promessa di una ricompensa, ora lo fa per tutti coloro che, come dice lui, "i corridori veloci li hanno visti solo in TV". Rendere felici i suoi fans è la sua missione."

LA SUA STORIA: GLI ALLENAMENTI ESTENUANTI, GLI ANNI BUI E QUELLA VOLTA A TOKYO.

Kawauchi sembrava essere un predestinato fin da piccolo. Quando sua madre (ex atleta mezzofondista) lo vide correre i 1500m in 7':30" a soli sei anni, decise di allenarlo con un rigido programma di formazione che durò fino alla fine della scuola elementare. Gli allenamenti consistevano in quotidiane prove a tempo nei parchi locali. Il suo compito era quello di migliorare ogni giorno il suo record personale; se peggiorava di 30 secondi lo aspettava un giro extra, se peggiorava di 1 minuto i giri extra erano due. Nelle giornate in cui era particolarmente lento doveva tornare a casa correndo percorrendo quasi due miglia da solo. Un bambino obbediente, Kawauchi, che quando veniva invitato dai suoi amici a giocare con i videogiochi dopo la scuola, rispondeva: "Io ho la mia corsa".
Questo stile genitoriale così feroce non è inusuale in Giappone dove le madri tradizionalmente spingono i figli ad eccellere. Capitò un giorno che Yuki arrivò barcollando al traguardo di uno dei suoi allenamenti. Quando un passante osservò che forse lo sforzo era troppo grande per un ragazzino così piccolo, la madre di Kawauchi replicò secca: "Questo è il metodo della nostra famiglia di crescere i figli".
Questo approccio preparò mentalmente il ragazzo ai rigori della pista di atletica a scuola, dove i metodi furono ancora più intensi. Al liceo Kawauchi si allenava 6/7 giorni a settimana con doppie sedute di allenamento (forza al mattino e pista il pomeriggio). Yuki era il trascinatore della squadra, spronava gli altri a dare il massimo e finiva gli allenamenti sempre stremato ma un girno durante un allenamento sugli 11K, sentì un dolore acuto sopra il ginocchio. Incurante continuò a spingere terminando la propria serie, tirando al massimo fino ad arrivare all'inevitabile punto di rottura. Fu l'inizio di una serie di infortuni che, a causa di recuperi insufficienti, tormentarono Kawauchi durante gli anni del liceo. L'impostazione gerarchica della squadra relegò il giovane Yuki a ultima ruota del carro, gli venivano assegnati compiti umilianti come il trasporto delle borse o dell'acqua per i compagni facendolo sprofondare in un periodo di forte depressione. "Cosa sono io, feccia umana?" scriveva nel suo diario. Le uniche persone che ancora lo sostenevano erano la madre e il padre che però scomparve improvvisamente all'età di 59 anni a causa di un infarto. "Il mio rammarico è che mio padre conobbe solo il mio punto più basso."
A causa dei suoi infortuni e della sua storia travagliata dopo il liceo nessuna università decise di puntare su di lui, così scelse di andare alla Gakushuin University di Tokyo, scuola nota non per la formazione sportiva ma per la formazione culturale e si unì alla squadra di atletica. Qui conobbe l'allenatore Seiichi Tsuda che gli rivoluzionò l'approccio mentale oltre che fisico agli allenamenti: "Proviamo a godere della nostra formazione". Con grande sorpresa di Kawauchi gli allenamenti furono ridotti e a poco a poco il suo approccio "do or die" venne sostitutito da uno più temperato ed attento alle esigenze di recupero del proprio corpo. Di lì a poco iniziò a raccoglier i primi frutti: il suo PR sui 5000m passò da 15'07" a 14'38". Stava finalmente trovando un equilibrio. Durante il suo secondo anno di università, Yuki si qualificò nel 2006 (primo atleta in assoluto nella storia della Gakushuin University) per correre la Hakone Ekiden uno degli eventi sportivi più popolari in Giappone, seguito da oltre un milione di persone. Arrivò terzo, superando atleti di università molto più blasonate.
Nel suo anno da senior nel 2009, Kawauchi corse la sua prima maratona nel sud del Giappone in 2:19.26 e dopo un mese partecipò a quella di Tokyo arrivando 19° in 2:18:18. Aveva trovato la sua vocazione.
Kawauchi però, oltre alle nuove metodologie di allneamento, realizzò una cosa ancora più importante: per anni aveva sempre corso per gli altri, per sua madre, per l'allenatore, per paura di perdere tutto nel momento in cui si sarebbe fermato. Ma un giorno capì: "Improvvisamente mi resi conto che non stavo correndo perchè avevo paura ma perchè mi piaceva correre. E' stato come svegliarsi da un lungo sonno".

LA SVOLTA

La Maratona di Tokyo del 2011 rappresentò la sua svolta mediatica consegnandolo all'élite dell'atletica ma soprattutto ai cuori di tutti i suoi connazionali e non solo. Durante il 30° chilometro Kawauchi superò l'unico corridore giapponese che lo precedeva finendo terzo in 2:08:37. I telecronisti di allora lo ribattezzarono "la stella dei cittadini che corrono". Da allora ha corso 52 maratone accettando inviti da tutto il mondo.
Una volta Tsuda disse di lui: "Non è il talento ma la forza mentale". Il suo rapporto con il suo allenatore durò 18 mesi oltre il college e poi a causa di varie divergenze il loro legame sportivo si sciolse. Da allora Kawauchi si allena in solitaria gestendo sia i suoi successi che i suoi fallimenti come quando nel 2012 arrivato 14° alla Maratona di Tokyo si rasò la testa in segno di scuse.

KAWAUCHI OGGI

Yuki vive in una casa di periferia a due piani con la madre e uno dei suoi due fratelli più giovani a circa 34 miglia a nord di Tokyo. Dopo il college è stato assunto come impiegato statale in una scuola superiore con il turno di notte dalle 01:00 alle 09:00. Risponde al telefono, inserisce dati, raccoglie i pagamenti per iscrizioni varie. Ha circa 25 giorni di ferie all'anno che utilizza per correre e viaggiare. Il suo tempo libero lo usa per correre ed allenarsi, ha adibito una stanza della casa a palestra con attrezzature costruite da lui e durante i fine settimana si cimenta in lunghi e lunghissimi oppure in gare. Raramente beve alcool perchè si preoccupa che potrebbe influenzare negativamente le sue prestazioni, dorme sempre non meno di 7ore e mezza.
Al di là della sua vita da solitario e della sua grande disciplina interiore, ciò che lo contraddistingue è il suo motto "distruggi lo status quo". Kawauchi infatti vuole dimostrare con il suo esempio che può esistere un altro metodo di allenamento per gli atleti del proprio Paese, libero dal rigido sistema delle sponsorizzazioni o dal reclutamento furoi dalle scuole di ragazzi che, in cambio di un lavoro a tempo pieno, competono con i nomi di società blasonate sulle loro uniformi. Yuki, in onore del suo datore di lavoro, ha stampato sulla propria canottiera da corsa "Prefettura di Saitama" ma non riceve alcun finanziamento per questo. "Voglio cambiare le convenzioni del mondo della corsa in Giappone".
La sua popolarità però non va molto d'accordo con molti runners professionisti in quanto la sua storia scredita il lavoro e le metodologie del "sistema atletica" del Paese. Come può un dipendente a tempo pieno, che fa tutto da solo, riuscire ad ottenere risultati uguali o addirittura migliori dei nostri atleti?

HO SOLO VOGLIA DI DIVERTIRMI

"In passato se qualcuno avesse detto a un cittadino corridore che uno di loro avrebbe potuto qualificarsi per le Olimpiadi, la gente avrebbe ribattuto 'Di che cosa stiamo parlando?' Oggi tutto questo non è più un sogno"
"Grazie per averci dato il coraggio di provare"
Sono solo alcune delle testimonianze che ogni giorno arrivano da parte di tutti i suoi fan ai quali Yuki risponde così:
"Spero di correre in gare in tutto il Giappone e in tutto il mondo, non importa quanti anni avrò, lo farò fino alla morte. Avevo soppresso le mie emozioni fin da bambino. Sono stato sempre il serio e bravo ragazzo...ora mi sto finalmente divertendo."

Grazie Yuki da parte di tutti noi runners.

Written by Frank
BROS to RUN 
TAGS: campioni

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