08/04/2017

IDEE DI CORSA: l'ultramaratona della solidarietà

COME NASCE IDEE DI CORSA?

Idee di corsa nasce correndo!
Per scelta mi alleno quasi sempre da solo, anche in montagna, e durante questi allenamenti ho molto tempo per riflettere, è incredibile come la tua mente, nel silenzio, compia dei viaggi pazzeschi, non c'è un inizio e nemmeno una fine... solo un viaggio senza confini!
In quei momenti nascono le idee migliori che arrivano veloci come lampi e che in ore di corsa vengono sedimentate ed elaborate alla ricerca spasmodica di trovare una collocazione nella realtà.
La fatica aiuta a tirare fuori il meglio da noi stessi, senza fatica non si costruiscono progetti, non arrivi al successo... e soprattutto la fatica si tramuta in gioia quando puoi condividere con gli altri qualcosa di bello e di utile. Il progetto Idee di corsa è nato così.
Un lungo lavoro di progettazione, pianificazione e realizzazione, una serie di obiettivi da raggiungere che ha portato ad una grande soddisfazione: l’erogazione delle borse di studio sportive a ragazzi dai 3 ai 16 anni e la realizzazione di arredi per la psicomotricità nella Scuola dell’infanzia Stella del Mattino.

QUALI EMOZIONI TI TRASMETTE CORRERE?

C’è un istante prima di ogni battaglia in cui ti senti vivo, una frazione infinitamente piccola nella quale riassumi tutto te stesso, realizzi tutto quello che sei e tutto ciò che ti ha portato fino a li, una forte consapevolezza che prende forma nelle pieghe della tua anima ed in ogni cellula del tuo corpo.
Questo è ciò che vedo negli occhi degli altri "pazzi" che a fianco a me aspettano, accalcati dietro la linea di partenza di essere "liberati" prima di una corsa di 120, 170 km in mezzo alle montagne e che per 20, 30 o 48 ore li renderà liberi. E’ un istante che prima o poi cogli in tutti gli occhi, una fiamma, un gesto pieno ed immobile al tempo stesso.
E’ l’attimo prima della battaglia che ne determina l’esito. Se sai cogliere il momento ed accettare tutto quello che la vita ti mette davanti; hai vinto.
Correre mi ha insegnato questo: accettare me stesso e tutti i miei limiti, per crescere e migliorare. Che tu corra per 30 minuti, per una maratona oppure per la durata di un ultratrail, la sofferenza fisica diventerà la tua peggiore nemica, a volte ti prende a tradimento, durante 120 km si può cadere molte volte, fisicamente e mentalmente, eppure ci si rialza sempre. La corsa mi ha insegnato a rialzarmi.

COSA RAPPRESENTA PER TE LA MONTAGNA?

La montagna per me è una passione che coltivo da sempre. Con il passare degli anni ha assunto significati diversi che si sono evoluti in base alle stagioni della vita.
Da bambino la vivevo come un parco giochi a cielo aperto, alla scoperta di posti fantastici che stimolavano la mia fantasia e la mia immaginazione, facendomi vivere avventure incredibili.
Successivamente è diventata una meta sportiva, del divertimento e della ricerca della prestazione.
Crescendo si è trasformata in un viaggio alla scoperta entusiastica di luoghi mai visti, quasi un'esperienza sensoriale come a voler colmare la vista e la memoria.
Oggi è uno specchio, riflette tutto di me stesso, mi ha permesso di conoscermi nel profondo e di sperimentare un'intima comunione.
La montagna è una maestra di vita, ogni volta porto a casa un nuovo insegnamento: mettermi in discussione, il capire che la sconfitta non è una perdita ma piuttosto un nuovo inizio, essere una persona migliore, capire quali sono le cose importanti, quali necessarie e quali superflue.
Una compagna di vita con la quale ho imparato a relazionarmi, una signora a cui do del tu ma con molto rispetto.



PARLACI DEL PROGETTO 177 KM DI SOLIDARIETA’

Il progetto 177 km di solidarietà è un'idea partorita durante i miei viaggi mentali , una sfida per me stesso e per la comunità dove sono nato e cresciuto.
L’idea è che se io posso correre in solitaria e tutta d’un fiato la Traversata Carnica non vedo perché le istituzioni, le associazioni sportive e di volontariato e le realtà economiche non si possano unire tra loro e rivolgere le proprie attenzioni al mondo dei ragazzi.
Il 29 luglio 2016 alle 23:00 mi sono fatto un rapido segno della croce e sono partito dalla piazza di San Candido direzione Coccau dove sono arrivato alle 15:30 circa della domenica.
Quaranta ore e trenta minuti circa che, pensandoci ora, sono stati il riassunto di sette mesi di allenamento. Da San Candido sono partito al buio, nel senso letterale del termine, i primi quaranta chilometri del percorso non li conoscevo, non avevo mai messo piede in vita mia su quei sentieri. Un po' come quando ho iniziato a fare le prime telefonate per
cercare i contatti a cui presentare il progetto, la strada era sconosciuta, le difficoltà che si sarebbero presentate imponderabili ma sapevo che potevo contare sulla mia esperienza: la preparazione atletica per la corsa e le mie esperienze professionali per i contatti.
La fatica si è fatta presto sentire ed in Val Visdende, dopo cinquanta chilometri di corsa, ho avuto una crisi di stomaco piuttosto violenta che non mi ha permesso di alimentarmi costringendomi quasi alla resa, un po’ come è accaduto con le prime porte chiuse in faccia. Infine la gioia dell’arrivo a Coccau dove ho trovato parenti e amici ad aspettarmi, paragonabile alla gioia immensa che ho provato il giorno che abbiamo consegnato i materiali per la psicomotricità alla scuola dell’infanzia.
Alla fine la corsa è un piccolo riassunto delle nostre vite, si cade, ci si fa male, ci si rialza e si gioisce per il traguardo, tutto molto semplice alla fine.
Quest’anno l’esperienza si ripete, non sarò solo però, il filo conduttore dei 177 km di solidarietà sarà la condivisione; sei ragazzi correranno con gli altri e per gli altri.
Questa nuova esperienza porterà la condivisione della fatica ma anche di una grande gioia. Gli obiettivi saranno gli stessi, raccogliere fondi per erogare altre borse di studio sportive e dare sostegno ai progetti di psicomotricità nelle scuole dell’infanzia del nostro territorio.

CHE VALORE HA PER TE LO SPORT?

Ho iniziato a fare sport a cinque anni, anche se la danza classica non si può definire uno sport quanto piuttosto un’arte che richiede una grandissima preparazione. Ti insegna il rispetto e l’importanza di seguire regole ferree, una spinta continua a superare i propri limiti ed ambire alla perfezione, in poche parole una ricerca costante di miglioramento che passa
attraverso la conoscenza del dolore e della gioia.
La danza ha indubbiamente contribuito a formare l’uomo che sono oggi, lasciando in me quel continuo senso di insoddisfazione dovuto alla costante ricerca di migliorarmi in qualsiasi ambito della vita; relazioni o lavoro.
Lo sport è parte integrante del mio essere, un'esperienza intima che mi ha permesso di conoscermi a fondo prendendo consapevolezza di me stesso e creando un modo sano di mettermi in relazione con tutto ciò che mi circonda.

COSA CONSIGLI AI GIOVANI CHE VOGLIONO AVVICINARSI ALLO SPORT?

Credo che quando un giovane decide di avvicinarsi allo sport la prima cosa che debba fare sia quella più semplice, ovvero, divertirsi. Crescere, mantenendo lo spirito giocoso, è il valore più importante; solo divertendosi si riescono a fare le cose migliori, questo vale nello sport come nella vita di tutti i giorni.
Lo sport, però, va anche rispettato, ci vuole serietà e costanza, qualsiasi risultato è frutto di una preparazione lunga e faticosa ma alla fine la fatica sarà una gioia.
Quando ho iniziato a frequentare la danza classica, a cinque anni, il primo approccio è stato giocoso, mirato al divertimento. Crescendo ho imparato naturalmente tutto il resto, la disciplina, lo spirito di sacrificio, il rispetto delle regole e del tuo insegnante, la voglia di superarsi e di andare oltre. Quindi il consiglio è lavorate sodo divertendosi.

Marcello Bortolotti
Idee di corsa

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