14/02/2016

BOB HAYES, QUELLA SOLA SCARPA E LA VITTORIA OLIMPICA

Gli inizi

A volte la storia dei grandi campioni dello sport sembra scritta da uno sceneggiatore. È questo il caso di Bob, il “proiettile” Hayes. Bob nasce a Jacksonville nel 1942, Jacksonville est per la precisione. Immaginatelo in quegli anni in quella città della Florida piena zeppa di militari da quando era diventata una delle più grandi basi navali degli USA nonché un importante centro di addestramento durante la seconda guerra mondiale mentre fin da piccolo mostrava un grande talento, quello di essere il più veloce fra tutti i suoi amici.

Crescendo inizia a giocare a football ma come abbiamo detto eccelle anche nella corsa dove sorprende tutti quando riesce a stabilire il record mondiale delle 60 yarde abbattendo il muro dei 6 secondi, ma questo è solo l’inizio. Lui migliora e le vittorie aumentano e lo portano con la nazionale americana di atletica all’età di 22 anni fino alle Olimpiadi di Tokyo dove è tra i favoriti nella gara dei 100m.

L’olimpiade

E qui inizia la storia che vogliamo raccontarvi con una particolarità, il suo compagno di stanza al villaggio olimpico era un altro atleta che non è passato inosservato per lo sport mondiale, un certo Joe Frazier, un personaggino che ha “solo” vinto in quella stessa olimpiade la medaglia d’oro nei pesi massimi e che negli anni successivi ha scritto la storia del pugilato assieme a Mohammad Alì.
Insomma i due campioni al tempo dell’olimpiade dividevano la camera ed erano diventati ottimi amici.




Le scarpe di Hayes

Bob era impegnato nelle batterie di qualificazioni per i 100m e quella mattina stava per correre la semifinale. È stato proprio prima che si avviasse verso lo stadio che Frazier gli chiese una gomma da masticare e lui come risposta gli consigliò di cercarla dentro la sua borsa di atletica. 

Bob si avvia quindi allo stadio e quando entra nella zona dedicata solo agli atleti al momento di cercare le sue scarpe da corsa si accorge che nella sacca ce n’era una soltanto. Immediata sensazione di panico. Solo più tardi verrà a scoprire che era stato proprio il futuro campione dei pesi massimi che cercando la chewing gum aveva inavvertitamente tirato fuori dalla borsa una delle scarpe da corsa del velocista. Per regolamento i corridori non potevano più uscire dalla loro zona di pertinenza e Bob era ad un passo dal mandare al vento i suoi sogni di gloria.

Durante le interviste ad anni di distanza da una grande vittoria gli atleti spesso ricordano quale momento culmine di una carriera l’ascoltare il proprio inno nazionale osservando la bandiera del proprio paese che si innalza davanti a sé con la medaglia d’oro al collo. Ma prima di affrontare la gara questa immagine è solo un sogno, una speranza, fintanto che non si taglia il traguardo il sogno di una vita non ha alcuna realtà, potrebbe accadere come no. In quegli istanti Bob non riusciva nemmeno ad immaginarsi quel sogno. 

Bob cerca frenetico una soluzione ma nessun atleta presente possiede il suo numero di piede. Alcuni dicono che ognuno di noi ha un angelo custode, il nome dell’angelo custode di Hayes è l’ottocentometrista Tom Farrel che proprio in quegli attimi di terrore entra nella zona atleti e, dopo essersi accertato di avere lo stesso numero di piede di Bob, gli dona le sue scarpe.
Per Bob il sogno ora si può almeno immaginare.

La corsa della vita

Hayes corre quei cento con una rabbia incredibile, tutto quello che ha temuto si trasforma in energia. In quegli anni si sorteggiava le corsie prima della partenza indipendentemente dai tempi fatti in precedenza e pur essendo stato sorteggiato in una prima corsia semi distrutta nella quale si era appena corsa la gara dei 20km di marcia, pur non correndo con le proprie scarpe, tutto ciò non fermò Bob dall’abbattere il muro dei 10 secondi, risultato mai raggiunto da nessuno prima di allora. Il tempo non venne considerato record a causa del troppo vento ma lo portò dritto in finale e nella leggenda.

E in finale cosa successe?

Immaginiamo Hayes quante volte abbia controllato di avere le proprie scarpe in borsa alla vigilia della gara. Il sorteggio non è neanche stavolta favorevole. Di nuovo la prima corsia, per giunta poco prima piove e c’è fango. Ma Bob ha ancora nel cuore quella sensazione di aver per poco perso l’occasione della vita e lui non ha più voglia di farsela scappare neanche con il pensiero. Parte veloce, corre e vince. Medaglia d’oro e record del mondo in 10.06 secondi, ad oggi ancora il miglior risultato mai fatto su una pista in terra rossa.

E poi..?

Il fatto che in quella stessa olimpiade vincerà un’altra medaglia d’oro con la 4X100 ottenendo un nuovo record del mondo, il fatto che deciderà di mollare l’atletica e di giocare nel campionato di football americano, il fatto che diventerà l’unico atleta al mondo a vincere sia una medaglia d’oro alle olimpiadi sia un Super Bowl con i Dallas Cowboys, il fatto che sarà inserito nella Hall of Fame, come direbbe Carlo Lucarelli, sono un’altra storia.

La storia che volevamo raccontarvi è quella di un giovane di Jacksonville, delle sue scarpe e di quella medaglia olimpica.
Quello che volevamo raccontarvi è la leggenda di Bob, il proiettile, Hayes.

Written by Massi

BROStoRUN

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