26/02/2017

100 METRI TRA LE NUVOLE: INTERVISTA A FILIPPO TORTU

100 METRI TRA LE NUVOLE: INTERVISTA A FILIPPO TORTU

La storia dell’Atletica italiana lo sappiamo, è fatta di grandi atleti ma soprattutto grandi donne e grandi uomini che hanno costruito i loro successi a partire dal quotidiano, testimoni di valori che solo all’apparenza sembrano smarriti perché in realtà vengono ancora portati avanti da nuove generazioni di giovani in grado di riconoscere l’importanza del lavoro e del sacrificio.
Giovani come Filippo Tortu, classe 1998, la nuova stella dell’Atletica Italiana.

Il suo Palmarès parla chiaro: nel 2015 realizza il primato italiano allievi dei 100 e 200 metri con 10’’33 e 20’’92 ; nel 2016 realizza il primato italiano juniores dei 100 metri ottenendo per ben due volte il tempo di 10’’24 e frantumando un record che resisteva da 34 anni; sempre nel 2016 si aggiudica a Rieti il suo primo titolo italiano assoluto vincendo i 100 metri in 10’’32; agli Europei di Amsterdam corre la semifinale in 10’’19 facendo registrare il nuovo record italiano juniores; nello stesso anno partecipa ai Mondiali Under 20 di Bydgoszcz dove conquista la medaglia d’argento nei 100 metri con il tempo di 10’’24; infine all’inizio del 2017 realizza il nuovo record italiano juniores dei 60 metri correndo in 6”67.

L’Atletica italiana ed in particolare le discipline di velocità da troppi anni ormai sono alla ricerca di un punto di rottura, di un elemento in grado di rinverdire gli anni di successi vissuti grazie all’indimenticato Pietro Mennea. Un nome che è mito, leggenda e che è oggi di ispirazione ai giovani atleti che sono ancora in grado di sognare e se il buon giorno si vede dal mattino, Filippo Tortu pare avere tutte le carte in regola per realizzare i suoi sogni e anche i nostri quali amanti di questo sport.
Abbiamo così deciso di raggiungerlo per conoscere e far conoscere ai nostri lettori quello che sta diventando uno dei nuovi punti di riferimento della nostra atletica nazionale.

“Filippo, in un Paese come il nostro in cui la maggior parte dei ragazzi della tua età corre dietro a un pallone tu hai fatto una scelta diversa. Com’è nata questa tua passione per l’atletica ed in particolare per le gare di velocità?”
“Beh per prima cosa devo dire che come la maggior parte dei ragazzi della mia età anche io amo e seguo il calcio, anzi ti rivelo una cosa: sono uno Juventino sfegatato!
Ho iniziato a praticare sport all’età di otto anni dividendomi tra atletica e basket, tutto questo l’ho fatto fino a 13 anni quando nel 2010 e 2011 vinsi nelle categorie prima e seconda media il titolo di ragazzo più veloce di Milano. Da lì capii che la velocità era la mia strada e decisi di dedicarmi all’atletica, un amore questo nato anche grazie a mio fratello e a mio padre (Salvino Tortu ex velocista) che mi hanno accompagnato fin da subito nel coltivare questa mia passione ma senza costrizioni o imposizioni. Sono sempre stato libero di scegliere la mia strada e per questo ora l’amore che provo per questa disciplina è ancora più forte.”

“I risultati arrivano subito e ti fanno capire di avere fatto la scelta giusta. Ma quanto è importante la forza di volontà per raggiungere questi traguardi?”
“La forza di volontà è tutto. Due anni dopo l’exploit di Milano, vinsi a Jesolo gli 80 metri ai campionati italiani cadetti in 9”09 ma non fu semplice arrivarci. La prestazione è sempre frutto di un grande lavoro fisico ma anche mentale e in questo devo ringraziare mio padre che è anche il mio allenatore, e mio fratello che mi aiuta a focalizzare al meglio l’obiettivo che decido di prefissarmi e che devo raggiungere.”

“La famiglia dunque ha un ruolo fondamentale nella tua vita da atleta ma c’è un campione a cui ti ispiri quando scendi in pista?”

“In realtà il personaggio a cui mi ispiro io si cimenta in un’altra disciplina rispetto alla mia. Si tratta del campione di salto con l’asta Thiago Braz da Silva che ha vinto l’oro alle ultime Olimpidi di Rio. Mi ha colpito molto la sua storia, la sua infanzia difficile, il fatto che si sia presentato alla finale da sfavorito stupendo poi il mondo intero e soprattutto la sua umiltà. Ecco per i valori che rappresenta io come atleta mi sento molto vicino a lui."



“Sacrificio, forza di volontà, valori. Sembrano concetti fuori dal tempo eppure sono propri della tua persona nonostante la giovane età. Come si svolge la tua giornata e a quali rinunce devi andare incontro rispetto ai tuoi coetanei?”

“Ti dico la verità, le rinunce a cui vado incontro non sono molte e riesco ad avere una vita normale come ogni ragazzo della mia età. Capita tuttavia che debba rinunciare a qualche serata con gli amici perché il giorno dopo c’è l’allenamento ma loro mi capiscono e anzi sono i miei primi tifosi sempre pronti a sostenermi.
La mia giornata si svolge normalmente fino alle 13.40 ora in cui torno da scuola e mi capita di andare a mangiare da mia nonna (i pranzi delle nonne sono un vero e proprio doping ndr.) Un po’ di riposo e poi vado in pista dalle 17.30 fino alle 20, poi torno a casa, ceno, studio e a letto per riposare e preparare un’altra giornata”

“Una bella giornata intensa con tuo padre che ti aiuta a scandirne i tempi. Che consiglio dai a chi, anche più giovane di te, sta iniziando o vuole iniziare a muovere i primi passi nel mondo dell’atletica?”
“Un unico consiglio: divertitevi! Se non vi divertite in pista allora vuol dire che non è lo sport giusto per voi. Io ho avuto la fortuna di avere al mio fianco persone come mio padre che mi ha sempre lasciato libero nelle mie scelte e quello che consiglio è proprio questo, di scegliere voi ciò che vi piace di più e che vi fa sentire realizzati.”

“I tuoi successi sono arrivati fin da subito, tanti titoli e tanti record infranti in tanti appuntamenti importanti non solo a livello nazionale ma anche internazionale. Come gestisci la tensione quando devi affrontare gare del genere?”
“Il mio modo di vivere l’atletica è quello di stare, passami il termine, tra le nuvole. Lo scopo principale è sempre quello di divertirmi e questo mi aiuta a non avere eccessivi carichi di tensione o di stress prima delle gare. A tal proposito c’è un aneddoto accaduto a Savona in occasione della conquista del primato italiano quando superai il record di Pavoni. Prima della finale mi ritrovai con i miei compagni di squadra e per ingannare l’attesa decidemmo di organizzare una partita a scopa! Passai gli ultimi momenti prima della gara a giocare a carte, un bel modo per stemperare la tensione no?!”

“Anche se il tuo è uno sport individuale mi sembra di capire che ci sia affiatamento con i tuoi compagni di squadra. Cosa significa far parte di un gruppo sportivo (Fiamme Gialle ndr)?"

Prima di tutto è un onore far parte di un gruppo come questo e per me rappresenta soprattutto una grossa opportunità perché ho la possibilità di vivere e di allenarmi da vero professionista e in una disciplina come la mia in cui i dettagli fanno la differenza questo è fondamentale.”

“Tra le tante tue gare “tra le nuvole” c’è una che vorresti rivivere?"
“Sicuramente la semifinale degli Europei di Amsterdam. Avevo vinto la batteria precedente e in quella semifinale ero in pista assieme a Churandi Martina che poi vinse. Stavo bene e addirittura feci il record italiano juniores in 10’’19 ma non bastò e persi l’accesso in finale per soli 3 centesimi.
Non ho rimpianti perché quando scendo in pista dò tutto fino in fondo senza mai risparmiarmi, però al pensiero ho ancora l’amaro in bocca e se potessi tornare indietro quella penso sia l’unica gara che vorrei correre di nuovo perché ancora oggi sono convinto che la finale me la sarei potuta prendere.”

“Non si può purtroppo tornare indietro ma si può e si deve guardare avanti soprattutto perché hai una carriera luminosa che ti aspetta con un appuntamento importante: Tokyo 2020. Come ti vedi fra tre anni?”
“Il mio modo di vivere l’atletica è giorno dopo giorno e sinceramente ora non penso al fatto che Tokyo potrebbe essere la mia prima Olimpiade. Per adesso penso ad allenarmi bene e ai prossimi appuntamenti della stagione che è iniziata nel migliore dei modi con il record sui 60 metri. Ti posso però dire che tra tre anni mi vedo sicuramente più alto e con più barba.”


…allora caro Filippo ti auguriamo che al collo oltre alla barba tu possa avere anche una medaglia e noi saremo sempre in prima linea a fare il tifo per te, per la nostra freccia azzurra.

Written by Frank
BROStoRUN

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